IDEM.

Sì lo so che non si fa. Ma mettetevi nei miei panni. Un caldo sabato pomeriggio di inizio luglio, bloccata mio malgrado sul divano, passando da un’idea all’altra, arrivo lì. Alla scena iniziale di Ghost, quando lei rimesta eroticamente la creta e lui non si fa sfuggire la situa.
Lo so, chi non ha peccato scagli la prima pietra.
Che poi, l’abbiamo tanto bistrattato, ma tutte, e dico tutte, quando è uscito ci siamo tagliate i capelli come Lei. E tutte, e dico tutte, non avevamo considerato che i nostri i capelli di lì a 2 mesi sarebbero diventati come il caschetto dei PLAYMOBIL nel vano tentativo di far ricrescere la nostra fluente chioma anni 90. Son errori.
In realtà il mio spippollare sul telefono per arrivare al film, che tra l’altro vinse 2 Oscar ( ok smetto di difenderlo), era per trovare la frase in cui Molly contesta a Sam, e siamo all’inizio del film prima che lui venga fatto fuori, che lui non le dice TI AMO ma solo IDEM.
Fine delle mani che spupazzano la creta.
Alla fine, a differenza di Celentano, io arrivo sempre a parlar d’amore.
Perché forse, ruota tutto intorno a quel senti-e-mento che non riusciamo mai ad acciuffare per davvero, anche quando amiamo e ci senti-amo amati.
Ripensavo a quella parte del film, perché mi è venuto in mente che diversi anni fa un anziano ed elegantissimo pscicoterapeuta, con tanto di papillon, mi disse che bisogna dire TI AMO al nostro amore 3 ( TRE ) volte al giorno.
Alzi la mano chi lo fa. No sul serio,lo voglio sapere.
A parte che sembra la posologia del Brufen, ma a me non sembra tanto naturale questa cosa.
A meno che non venga detto in momenti stravaganti tipo Ti amo tanto perché oggi hai abbassato la tavoletta del water. Ti amo tanto perché nonostante ti abbia scolorito la maglietta del cuore sei uscito anziché prendermi a martellate. Ecco, così allora è accettabile.
Ma tre volte sono tante. Nel quotidiano.
Non fregate. Non valgono gli appellativi affettuosi tipo Ammmmooore, Ciccino, Tezzzoro, Miciotto, Leprottino. Naturalmente leggasi il tutto anche al femminile.
Su questi appellativi e sui comportamenti stucchevoli io sono intransigente. All’età di sedici anni e per un bel po’ di tempo non baciavo le amiche/amici perché lo trovavo un gesto ipocrita. Ora sono guarita e sbaciucchio serenamente, ma gli appellativi quelli no.
Tornando alla posologia dell’Amore, quella frase mi segnò per anni. Mi convinsi che non sapevo amare davvero. Si, mi PRESTAVO al mio compagno, ma mi DAVO interamente a lui senza limiti e dubbi? Senza aspettative e ripensamenti?
Con gli anni ho capito che in realtà Amore è un’altra roba. Che è impossibile darsi interamente, che i rancori sono dietro l’angolo e le aspettative sono sempre in agguato.
Che è molto più saggio pensare all’Amore come qualcosa di certo che sai trovare in un angolo della casa, al sicuro. La vecchia foto con le amiche. La radio della nonna che custodisci con amore. Il biglietto di quel compleanno. Qualcosa che c’è e su cui puoi sempre contare. Che puoi fare affidamento non solo sui pregi, ma anche sui difetti dell’altro, che sai che sono lì sulla mensola della cucina insieme allo zucchero e al sale grosso e non ti deluderanno mai.
Penso che la più bella dichiarazione d’Amore che io possa ricevere, quella più autentica sia non ti amerò finché morte non ci separi, ma ti amerò anche perché sei presuntuosa, testarda, e un pò stronza.
Non so se vi ci ritrovate, ma se è così … allora…. IDEM .
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lorenza
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Sono Lorenza Girotti, coach specializzata in Life e Business Coaching. Mi occupo di crescita personale e aiuto i miei clienti a costruire il futuro che desiderano nella vita e nel lavoro e li sostengo nell'attivare le risorse necessarie affinchè quel futuro diventi realtà. Grazie ad una lunga e significativa esperienza professionale maturata a fianco di imprenditori e manager, ho fondato il progetto My Coach che utilizza un metodo concreto ed orientato al risultato.