PIOVE, GOVERNO LADRO!

…ma anche storie di santi ed eroi.

Girare con mio padre al cimitero per il consueto saluto novembrino sulle lapidi dei nostri cari , a volte mi genera imbarazzo.
Con lui, nonostante i suoi 88 anni praticamente 89, quel giro diventa una passeggiata piacevole. Ci si ferma sulla tomba di qualcuno sul quale mi racconta un aneddoto divertente. Oppure il soprannome con il quale veniva etichettato quell’altro. Ci sono soprannomi nei confronti dei quali stare seri è un’impresa, ve lo assicuro. L’Acquilon…chiamato così perché non era una cima. Il Pìttor … che faceva l’imbianchino. Spezzatino… no, questa non ve la posso spiegare.
Storie rocambolesche. Storie di altri tempi in cui le tragedie del secolo scorso si imbattevano in storie personali talvolta epiche, talvolta grottesche.
Vi assicuro che a volte devo trattenere il sorriso, reazione emotiva non propriamente consona all’ambiente. Da qui l’imbarazzo, oggettivamente evitabile solo in questo 2020 con la mascherina che mantiene discrezione e riservatezza. Per fortuna.
In uno di questi giri ho scoperto che la mia bisnonna paterna nacque a Lucca il 1 gennaio 1900. Che data!
Che simbolismo che contiene. Nacque nel giorno in cui si festeggiava l’avvento di un’epoca nuova. Ve la immaginate l’energia di quel Capodanno? A me sembra quasi di avvertirla.
Ci si lasciava alle spalle l’800 per entrare in un mondo fatto di tante speranze. Un secolo che a dir il vero ne ha soddisfatte tante di promesse, ma a che prezzo ?
Due guerre mondiali, la pandemia della spagnola, crisi economiche, genocidi. Diciamolo, non una passeggiata. E anche la vita di questa mia importante ava è stata costellata di eventi molto duri.
Augusta, questo il suo nome , di cui si narra in famiglia della sua significativa bellezza, a 15 anni si innamorò di un tenente il quale il 24 maggio, giorno in cui l’Italia entrò in guerra, si dovette unire alle file dell’esercito italiano per combattere in nome dell’amata patria. Io non so se il nostro tenente fece ritorno o perse la vita nella prima guerra mondiale, ma so per certo che Augusta diede alla luce, da sola alla fine di quell’anno, quella che poi ho avuto l’onore di avere come mia nonna.
Per fortuna che Augusta veniva da quello che noi oggi chiameremmo ceto medio. Ve la potete anche solo lontanamente immaginare nel 1915 una ragazza che dovette dare il proprio cognome a sua figlia? Pausa.
Lei temeraria, aiutata dalla sua famiglia, sopravvisse a questa umiliazione. Agli inizi degli anni 20 conobbe un uomo perbene, con un lavoro statale solido, che la sposò ed ebbero un’altra figlia.
Il mio bisnonno Adolfo, purtroppo, nonostante il nome, non gradiva il regime che si stava via via consolidando al potere con l’aiuto del Re. E se non eri fascista non potevi di certo lavorare per lo Stato. Venne licenziato per non avere aderito alla causa, ma non si perse d’animo. Abbandonò gli agi della classe media e si mise a lavorare come ciabattino.
Seguirono poi gli anni cupi della seconda guerra mondiale, con i bombardamenti, le paure, le deportazioni, i lutti che coinvolsero anche le loro vite, come quelle di tanti, tanti altri.
Alla fine dopo queste fatiche e quando forse si iniziava a vedere la luce con il boom economico alla fine del 1950 i miei bisnonni si unirono al coro del cielo, senza conoscere mia madre e vedere mio padre sposato, senza conoscere nè mia sorella né tantomeno me.
Mio padre, che visse con i suoi nonni per i primi quattro anni della sua vita, li ricorda come due persone vitali ed integre che non si fecero mai sopraffare dagli eventi sfavorevoli, ma che reagirono sempre per affrontare quello che la vita gli sottoponeva.
E vengo al titolo del racconto e ai nostri giorni. Abbiamo presente cosa hanno sopportato questi signori e i loro coetanei? Mi chiedo, come facciamo sinceramente noi a lamentarci tutti i giorni?
E la mascherina non la voglio. E quello è uno stronzo . E non posso fare l’apericena . E quell’altro è un’idiota. E siamo tutti virologi, epidemiologi, medici ed anestesisti. La pandemia è stata la panacea delle lamentele. Per fortuna che c’è . Così ci possiamo lamentare continuamente.
E’ facile distruggere, demolire stando seduti su un divano, magari dopo aver cliccato l’ennesimo acquisto su Amazon o aver visto il reality del cuore. Il Piove, Governo ladro di gramsciana memoria è sempre esistito, ma ha anche stufato.
Anziché parlare, facciamo. Andiamo nei ristoranti a mezzogiorno per sostenerli.
Creiamo. Respingere senza avere idee, senza fare una proposta è una cosa che può fare chiunque, ma non è serio .
Quando gioca la nazionale siamo tutti allenatori, quando ci sono i DPCM siamo tutti presidenti del consiglio, quando invochiamo le teorie del complotto siamo tutti James Bond. Un trittico da osteria davvero singolare.
Ci si può appellare alla “rivoluzione”, ma è necessario avere un modello alternativo. Un’idea, una proposta. Altrimenti si inquina l’Aria, che, in questo momento tra il virus e la CO2, ha già le sue gatte da pelare.
Questo non significa che io sia allineata alle decisioni che vengono prese, anzi al contrario alcune le trovo irragionevoli. Tuttavia le affronto e le gestisco.
Per rendere omaggio ai nostri cari che in questi giorni commemoriamo cominciamo a riflettere sui sacrifici che loro hanno fatto .
E qui chiudo.
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lorenza
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Sono Lorenza Girotti, coach specializzata in Life e Business Coaching. Mi occupo di crescita personale e aiuto i miei clienti a costruire il futuro che desiderano nella vita e nel lavoro e li sostengo nell'attivare le risorse necessarie affinchè quel futuro diventi realtà. Grazie ad una lunga e significativa esperienza professionale maturata a fianco di imprenditori e manager, ho fondato il progetto My Coach che utilizza un metodo concreto ed orientato al risultato.